L’incipit del PNRR Misura 6 era costituito da un ruolo nuovo dei Distretti sociosanitari e dalla stratificazione dei bisogni delle popolazioni per profili di rischio. Lo sviluppo delle esperienze di medicina di prossimità di iniziativa e di popolazione si sono incontrate e spesso integrate con la mappatura degli asset delle comunità in cui sviluppare proattività e prescrizione sociale. Il tutto ha comportato a livello internazionale, a livello UE e a livello nazionale una riflessione su strumenti, standard e flussi dati da condividere. Ora incominciano ad essere le condizioni per sviluppare policy di integrazione sociosanitaria reali. Le nuove Raccomandazioni su “Comunità proattive e prescrizione sociale” sono state editate in questa prospettiva e sono un contributo fattivo alle policy da implementare. La “comunità” diventa la risorsa clinica principale: non solo dati e asset da mappare, ma relazioni, luoghi, volontari, farmacie, parrocchie. È la direzione che sta prendendo anche la prescrizione sociale e il lavoro dei link worker.
Giorgio Banchieri, Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
La "comunità come luogo di cura" è un modello che sposta l'attenzione dall'ospedale al territorio, integrando salute e sociale. Il cittadino non è più un soggetto passivo, ma partecipa attivamente al proprio benessere all'interno di una rete di prossimità.
L'attuazione pratica di questa visione si articola in diverse “dimensioni”: le Case della Comunità che sono strutture fisiche e organizzative istituite a livello territoriale per garantire cure integrate. Vi dovrebbero lavorare in équipe medici di famiglia, specialisti, infermieri e assistenti sociali per gestire patologie croniche, prevenzione e assistenza primaria; le Comunità Terapeutiche che, alo volta, dovrebbero essere ambienti residenziali o semiresidenziali utilizzati per il trattamento di dipendenze o gravi disagi psichiatrici. Sostituiscono l'istituto ospedaliero totale con la vita quotidiana, usando le relazioni interpersonali come vero motore della riabilitazione. Inoltre anche la dimensione della innovazione e della telemedicina consentirebbe alle comunità di avvalersi del digitale per monitorare i pazienti fragili a distanza, unendo l'assistenza domiciliare all'innovazione tecnologica. Infine anche la prevenzione e l’inclusione che promuovono il benessere su tutto l'arco della vita, combattendo la solitudine e supportando i soggetti vulnerabili attraverso il coinvolgimento attivo degli asset di comunità. In questa prospettiva, quindi, si saldano la stratificazione dei bisogni delle popolazioni e la mappatura degli asset elle comunità.