È un fenomeno crescente di isolamento sociale ed emotivo, in cui adolescenti e giovani adulti si ritirano volontariamente dalle interazioni sociali, scolastiche o lavorative, chiudendosi spesso nel proprio ambiente domestico. Spesso nasce da una scelta, seppur dettata da ansia, da paura del giudizio o bassa autostima. Si manifesta con ritiro nella propria stanza, inversione del ritmo sonno-veglia (dormire di giorno, svegli di notte), disinvestimento scolastico/lavorativo.
Giorgio Banchieri, Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
La solitudine giovanile
La “solitudine giovanile” viene definita come la differenza soggettiva e dolorosa tra le relazioni sociali desiderate da un giovane e quelle effettive che riesce a costruire. Non si tratta necessariamente di stare soli fisicamente, ma di un sentimento di “disconnessione emotiva” e mancanza di appartenenza, particolarmente acuto durante l'adolescenza e la prima età adulta. La solitudine in questa fascia d'età presenta sfumature specifiche che la distinguono da quella adulta. È fondamentale distinguere
tra “solitudine” (sentimento interiore di vuoto) e “isolamento sociale” (mancanza oggettiva di contatti). Un giovane può sentirsi profondamente solo anche se circondato da coetanei o costantemente connesso online. Durante l'adolescenza, la solitudine è legata ai cambiamenti del corpo e della mente. Il giovane può sentirsi inadeguato o provare vergogna, ritirandosi per proteggersi dal giudizio altrui. Nonostante l'iper- connessione sui social media, molti giovani sperimentano una "solitudine digitale" dovuta alla mancanza di contatti autentici e alla sostituzione delle relazioni reali con interazioni superficiali. La ricerca scientifica evidenzia che la solitudine persistente non è solo un disagio emotivo, ma ha effetti biologici in quanto può rimodellare la struttura cerebrale, alterando la connettività nelle aree deputate ai comportamenti sociali e ai processi decisionali. Chi soffre di solitudine tende a mostrare una maggiore vulnerabilità agli eventi stressanti e una ridotta capacità di provare emozioni positive. È utile distinguere tra la “solitudine
subita” (malessere) e la “solitudine scelta”, che può invece essere un momento fondamentale di maturazione e riflessione interiore.