Il provvedimento punta a riorganizzare l’assistenza territoriale e ospedaliera, ma di fatto privilegia i grandi poli ospedalieri e le strutture elettive, lasciando il territorio in una persistente condizione di debolezza. Con risorse sostanzialmente invariate, il dichiarato “potenziamento” del sistema rischia di tradursi in un rafforzamento selettivo, a discapito di altri servizi.
Le fragilità della delega: centralità nuovamente ospedaliera, genericità sul territorio, finanza neutra. Ma il Covid non ha insegnato nulla?
Giorgio Banchieri, Segretario Nazionale Asiquas, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
Marinella D’Innocenzo, già Direttore Generale di ASL, Presidente Associazione “l’Altrasanità”, Roma
Il cuore politico del provvedimento sta nella revisione della classificazione ospedaliera, con l’introduzione di ospedali di terzo livello – strutture di eccellenza, anche private non profit ed ecclesiastiche, con bacino nazionale e sovranazionale – e degli ospedali elettivi, cioè presìdi per acuti senza Pronto soccorso.
Per i primi si prevede un set articolato di criteri e uno schema di finanziamento specifico, che li rende di fatto poli privilegiati di attrazione di casistica, mobilità e professionisti, mentre i secondi sono pensati come strutture protette da una rete di emergenza garantita principalmente da ospedali pubblici.
Sembrerebbe quella degli ospedali elettivi, nell’idea di chi propone il testo di legge, di voler creare strutture di offerta e di “sola produzione” senza risposta in emergenza, garantendo così a chi lavora, di poter selezionare l’offerta stessa.
Questa scelta, ad oggi, sposterebbe l’asse del sistema verso pochi grandi centri, spesso già forti e visibili, e verso un segmento di offerta elettiva in gran parte privata, ridisegnando gli equilibri interni senza una parallela riflessione su come redistribuire i volumi, chiudere i presìdi sottoutilizzati e salvaguardare la funzione dei “normali” ospedali generalisti.
Il risultato possibile è una concorrenza interna al SSN nella quale alcune strutture diventano sempre più attrattive, mentre altre restano a gestire urgenze, complessità quotidiane e carenza di professionisti, in un quadro in cui il territorio continua a essere l’anello più debole.